CriSev_imgpag_3a

CRITICHE

“…Cristina Severini dipinge per accenni e per tocchi decisi di colore accompagnando le effusioni emotive di un improvviso e coinvolgente “etat d’ame”. L’immagine suggerisce una visione d’insieme ricavata dal convergere dei toni e dal variare delle luci diffuse. Una buona giornata di sole può certe volte riscaldare un paesaggio come un oggetto (a volte è l’immagine di Roma, delle sue rovine e della sua periferia, a volte è la campagna maremmana, la laguna di Orbetello, oppure una tavola imbandita su cui scende il lume di una intensa primavera) e con esso il colore si mescola aderendo alle cose viste, virgola un contorno, impasta un’ombra, genera spazi e corrispondenze totali di sicura efficacia. Qualche volta, Cristina avvicina l’obbiettivo in primo piano (un malinconico volto addormentato, o lo sguardo acceso del satiro al lume di acetilene) e allora il gioco delle tonalità emotive lascia più spazio all’incidere delle linee che modellano la forma. Ed è come se il nucleo emotivo della fantasia cromatica si dissipasse in un pulviscolo di tratti a raggiera, trapunti col fiato, per trattenere l’energia del minimo  istante. Pittrice della “dimensione intima”, evocativa del sentimento-colore, Cristina Severini rasenta con la sua vibrante figuratività anche il gusto dell’astrazione pittorica: accordi tonali e contrasti di tinte, composizioni volumetriche e peripezie lineari concorrono tutte a delineare una corrispondenza di valori “puri” che alimentano la vena espressiva. Ed è forse proprio questa impaginazione accurata di armonie a distinguere l’accento cosiddetto “femminile”, nello stile visivo precisato dalla pittrice, per l’effetto più che pregevole di una delicata melodia “cantabile” in cui lo sguardo scioglie la durezza della vita nei piaceri incantati della fantasia”.

DUCCIO TROMBADORI

·

“….nei soggetti reiterati con maggiore insistenza…nudi, paesaggi, interni, ritratti, si colgono suggestioni plurime della complessa vicenda che ha contraddistinto la sperimentazione artistica del secolo veloce e aritmico per eccellenza, il Novecento. Se si prova a restringere il campo dei riferimenti, delle suggestioni che questa pittura sollecita, è, come si è già detto, agli anni Venti e Trenta che dobbiamo guardare. Non a caso proprio al momento in cui, per vie diverse, si tentò di contenere il diluvio di eccessi avanguardisti in direzioni più disciplinate, all’insegna di un recupero del classico ma anche di istanze arcaicizzanti e primitiviste. E ancora più che al “ritorno all’ordine”, Cristina Severini sembrerebbe sedotta da quel momento di magica sospensione del mondo che, non casualmente, si è definito “realismo magico ”…”.

PATRIZIA MANIA

·

“Ecco una pittrice che si lascia abbagliare dagli splendidi azzurri di una marina: cielo e acqua colti con un segno veloce, una pennellata energica e gli impasti saturi di luce e calore. Non c’è nulla della cartolina in questi paesaggi: tutto è silenzioso, nulla sembra muoversi e una quiete irreale avvolge l’intero quadro, in cui tutto appare espressione di un sentimento d’attesa. Anche nelle scene di vita, Cristina Severini crea un’atmosfera d’inquieta e malinconica sospensione, dove interessano i sentimenti, le emozioni, della vita comune. Tutto ciò è reso anche dai colori che si rincorrono uno nell’altro, dalle campiture che risaltano su sfondi chiari, dai tratti decisi che descrivono volti e corpi dalle gentili posture. Artista dalla “dimensione intima” come l’ha definita Duccio Trombadori…”.

DA “ARTE NUOVA”, PREMIO ARTE 2006

Comments are closed.